Roma,
20 gen. (Adnkronos Salute) - In barba a discriminazione e
difficoltà quotidiane crescono in Italia i donatori
di sangue immigrati. "Ormai sono 40-50 mila, su un milione
e ottocentomila in totale, dunque circa il 3-4% dei
donatori", spiega all'ADNKRONOS SALUTE Aldo
Ozino Caligaris, presidente Fidas nazionale, che riunisce
68 associazioni sul territorio e, insieme ad Avis, Fratres
e Croce Rossa, gestisce la raccolta sangue nella Penisola.
"Il fenomeno è decisamente in espansione
- gli fa eco il presidente di Avis nazionale, Vincenzo Saturni
- e potenzialmente in ulteriore crescita, visto che riguarda
soprattutto fasce giovani di nuovi cittadini".
"E' bene ricordare - sottolinea Caligaris - che la donazione
in Italia è sempre libera, volontaria e informata,
e deve essere tale anche nel caso dei cittadini immigrati.
Non abbiamo ancora dati precisi, ma l'aumento degli stranieri
che decidono di diventare donatori è stato notevole
in questi anni - prosegue - tanto che per la prima volta stiamo
affrontando il tema con un'indagine di verifica sull'effettiva
presenza dei donatori non italiani nel 2009". Insomma,
i dati sono in arrivo. Ma secondo gli esperti si tratta comunque
di un numero "sempre maggiore", specie in regioni
come il Lazio, "dove la comunità cingalese ha
iniziato a donare ai tempi dello tsunami e poi ha continuato".
La presenza di donatori non italiani è forte anche
in "Piemonte, Veneto e Lombardia, Toscana e Liguria,
là dove c'è un maggior numero di nuovi cittadini",
testimonia Saturni.
Ma quali sono le 'regole' per
dare il proprio sangue se si viene da altri Paesi?
"Si tratta di norme improntate alla trasparenza, alla
tracciabilità del sangue e alla sicurezza di donatori
e pazienti - sottolinea il presidente Avis - I donatori devono
essere cittadini regolari, residenti da almeno due anni in
Italia, a testimonianza di un certo grado di inserimento nella
società civile, e devono parlare italiano". Per
chi è originario di zone malariche c'è un periodo
di inibizione alla donazione, per evitare rischi legati alla
possibile esposizione. "Un po' come accade per i viaggiatori
che si recano in zone a rischio di contagio", prosegue
Saturni. Inoltre i clandestini non possono donare, "non
per motivazioni punitive ma per garantire la tracciabilità
della donazione e la sorveglianza: insomma, si deve poter
risalire al donatore", sottolineano i presidenti Avis
e Fidas. E se i nuovi cittadini si dimostrano in molti casi
sensibili al problema, per favorire la presenza dei donatori
immigrati e consentire una scelta davvero libera e informata
si moltiplicano i progetti della associazioni di donatori
per migliorare ulteriormente la disponibilità di sangue,
anche attraverso la mediazione culturale.
A Vicenza, ad esempio, sta per partire un programma che punta
sull'approccio linguistico per consentire una piena integrazione
degli aspiranti donatori. "Si tratta di un progetto regionale
- spiega Giuseppe Munaretto, presidente della Fidas Vicenza
- che sarà sperimentato a partire dalla nostra città
nel corso del 2010. Si prevede una doppia corsia per i donatori
dove, con l'aiuto dei mediatori culturali, spieghiamo le caratteristiche
della donazione ai cittadini immigrati, e aspettiamo che gli
stessi mediatori ci invitino nelle loro comunità per
illustrare caratteristiche e modi per donare il sangue".
Spesso occorre aiutare gli aspiranti donatori a comprendere
alcuni elementi chiave della donazione, "come ad esempio
la riservatezza del colloqui col medico", dice Caligaris.
E non è sempre solo una questione di lingua. "A
volte è molto più utile avvicinarsi alla cultura
di un popolo", evidenzia Saturni.
Quanto alla 'generosità' dei diversi gruppi
etnici presenti sul nostro territorio, il presidente
di Fidas sottolinea, oltre alla comunità cingalese,
i nuovi cittadini di origine sudamericana, "specie le
donne che sono disponibilissime". Ma anche i giovani
romeni e i filippini, "gli egiziani e i marocchini, molto
presenti in particolare a Torino - conclude Saturni - Si fa
più fatica, invece, nel raggiungere le comunità
di immigrati cinesi e indiani".
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